Un luogo inusuale dove praticare la ginnastica

La ginnastica come materia della scuola dell’obbligo fu introdotta in Ticino nel 1883, inizialmente per i soli allievi maschi (si trattava di irrobustire la costituzione dei futuri soldati). Tuttavia, da noi come altrove alla fine dell’Ottocento si fece sentire l’esigenza di introdurla anche per le bambine, e nel 1899 il maestro di ginnastica alla Scuola Normale, Felice Gambazzi, pubblica una prima “Guida per l’insegnamento della ginnastica femminile”. Peraltro già i programmi della Scuola Normale del 1893 prevedono che sia le future maestre che i futuri maestri pratichino non solo la ginnastica ma ricevano anche una formazione per poterla insegnare a loro volta (“Per questo ramo d’insegnamento l’istruttore si atterrii alle prescrizioni federali in proposito, non dimenticando di insegnare agli allievi maestri quei esercizi che dovranno a loro volta insegnare nelle scuole primarie”).
Ma in quale luogo si praticava la ginnastica? – La risposta l’ho trovata, per puro caso, nel fondo ottocentesco dell’Archivio di Stato, dove ho rinvenuto uno scambio di lettere tra il Dipartimento dell’Educazione e il maestro di ginnastica della Scuola Normale. Quest’ultimo, in una lettera datata 30 novembre 1905, ricorda che la Società di ginnastica di Locarno sta facendo costruire per sé una palestra e chiede che anche per la Scuola Normale “venga provveduto acchè l’insegnamento della ginnastica possa essere impartito ragionevolmente anche nei giorni piovosi e freddi, costruendo all’uopo un modesto locale coperto, o anche coprendo una parte degli apparecchi già istallati all’aria aperta accanto già all’annessa progettata.” Il seguito della lettera è talmente interessante (anche per l’italiano un po’ incerto dal quale desumo che il maestro veniva forse dalla Svizzera romanda) che preferisco riportarvelo per intero:

“Devo aggiungere che, come il mio predecessore, alla più disperata conduco la scolaresca in Chiesa S. Francesco ove per ora sono depositati gli apparecchi della locale Società di ginnastica, ma è bene pensare che questi apparecchi verranno presto trasportati nella nuova palestra, e che non ci rimarranno che i buchi lasciati dalle istallazioni esistenti al tempio ove si celebra il culto, o la polvere dei materiali lasciati alla demolizione dell’istallazione aggiunta a quella delle ossa dei poveri morti, che certamente erano lontano di pensare che servirebbero a rifornire o rimpiazzare l’ossigeno nei polmoni dei loro discendenti.
Scusi Onorevole Signor Direttore se mi sono dilungato oltre, e voglia credere al mio interessamento alla scuola, solo motivo della presente preghiera.
Colla massima stima e considerazione mi sottoscrivo della S.I.V. Devotissimo”
L. Guinand (insegnante di ginnastica)

In risposta, il segretario generale del Dipartimento Giacomo Bontempi comunica al maestro che la sua richiesta sarà trasmessa “al Dipartimento delle Pubbliche Costruzioni, il quale esaminerà se la sua è appena possibile nei limiti del credito recentemente portato dal Gran Consiglio per nuovi lavori in detto Istituto”.
Vi risparmio le successive lettere tra il Dipartimento dell’Educazione e quello delle Costruzioni, per riportarvi solo la risposta di Bontempi al maestro Guinand:

“Il Dipartimento delle Pubbliche Costruzioni, interrogato da noi se fosse appena appena possibile provvedere ad un locale per la ginnastica (…) risponde di avere esaminato la cosa, ma di averla trovata ineffettuabile coi mezzi scarsi dei quali dispone. Pensiamo che non convenga lamentarsene troppo perché intanto Ella potrebbe usare della chiesa di S. Francesco, e più tardi della Palestra ginnastica costì in costruzione (…).”

Per la cronaca, la costruzione di una palestra per la Scuola Normale fu poi autorizzata solo nel 1920 (ho rinvenuto in archivio la relativa risoluzione del Consiglio di Stato). Nel frattempo, gli studenti della Scuola Normale maschile avevano continuato dapprima per un po’ di anni la ginnastica nel chiostro e nella chiesa di San Francesco, poi avevano potuto utilizzare quella della Società di ginnastica di cui si fa cenno nelle lettere citate.

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