Alla ricerca di tracce storiche della outdoor education
Con l’avvicinarsi della bella stagione mi sono chiesto se nella storia della Scuola magistrale si trovassero tracce di quella che oggi chiamiamo outdoor education, cioè uscire dall’aula per ragioni pedagogiche e didattiche avvalendosi del valore aggiunto del “far lezione in mezzo alla natura”. Non ero sicuro di trovarne tracce, considerando che il regolamento del Convitto della Scuola femminile (con sede a Pollegio) stabiliva per le allieve-maestre il “divieto di uscire dallo stabilimento tranne che col permessa della Direttrice, o nelle passeggiate in comune che avranno luogo di regola ordinaria due volte alla settimana inverno, e quattro volle nell’estate”. È vero altresì che il programma della scuola prevedeva un insegnamento dell’agronomia e la coltivazione di un orto, ma le ragioni di ciò erano chiaramente di natura utilitaristica.
Con il passaggio a un’impostazione pedagogicamente più avanzata della formazione le cose sembrano essere davvero cambiate. Già il programma del 1893 prevede, per l’insegnamento della botanica e delle scienze naturali, passeggiate botaniche e visite a “poderi e prati ben tenuti”. Il programma del 1903 va oltre e formula un vero e proprio programma di “educazione all’aperto”:
“Molto tempo s’ha da consacrare anche alle escursioni e viaggi, che, organizzati con lo scopo determinato e con metodo, sono il mezzo migliore per formare vive, chiare, profonde, durature rappresentazioni e concetti sulla mineralogia, geologia, zoologia, botanica, geografia fisica ed economici…
Le forti emozioni estetiche e scientifiche, determinate dalla contemplazione delle bellezze della natura, spesso accompagnate da vivi sentimenti simpatetici, se raccolte ed espresse nella nostra bella lingua, formeranno di certo i migliori componimenti degli alunni.
Infine non dimentichiamo l’importanza dei viaggi e delle escursioni al punto di vista [sic] della educazione fisica.”
L’osservazione sull’esprimere “in bella lingua” le emozioni vissute durante le escursioni non era solo retorica: in un Quaderno didattico del laboratorio RDCD, di prossima pubblicazione, Ornella Monti ha studiato un quaderno di allievi-maestri della Scuola maschile degli anni ’90 dell’Ottocento che vi hanno trascritto in bella copia proprio i rendiconti delle escursioni che facevano con il professor Francesco Gianini, per andare a visitare scuole elementari nei dintorni di Locarno. Qui non ne dico altro perché potrete poi leggere lo studio di Ornella, ma il fatto stesso che quelle escursioni si facessero a piedi ci fa capire che il concetto di “educazione fisica” si intendeva allora in un modo decisamente olistico. D’altra parte, anche il regolamento della Scuola d’applicazione (chiamata anche Scuola pratica, ne dovremo parlare in un altro Notiziario) del 1899 dice che “fanno parte obbligatoria del programma i lavori manuali, i lavori agricoli e le passeggiate istruttive ordinate dalla Direzione”.
Ancora il programma del 1942, che trasforma la Scuola magistrale in una scuola media superiore, dando più spazio alle materie culturali e di studio, ci dice comunque che “l’insegnamento delle scienze naturali sarà integrato mediante frequenti escursioni di carattere scientifico” e prevede “pratica agricola che si svolgerà negli orti e nei frutteti della scuola”. D’altronde ancora i programmi delle scuole elementari del 1959 prevedevano di “…prendere l’avvio da ciò che è vicino e intuibile, facendo largo posto alle escursioni e alle lezioni all’aperto”. La Scuola magistrale, in altre parole, non faceva altro che esercitare ciò che la professione richiedeva poi anche nella pratica.
In tutto ciò, non va dimenticata naturalmente la ginnastica, che si faceva nel chiostro.
Wolfgang Sahlfeld

