Ancora libri: un pedagogista svizzero-tedesco e uno italiano «vicini di scaffale»

Quando nel 1891 gli editori Carlo ed Enrico Drucker, di Padova, pubblicarono la traduzione di un manuale di Emanuel Martig di (Manuale di pedagogia per gli insegnanti delle scuole magistrali e per gli studiosi, tradotto da Leone Luchi), la Scuola normale ticinese non poteva non comprare questa traduzione italiana dell’eminente professore e Seminardirektor nel Cantone di Berna, che nel Programma esperimentale della Scuola normale ticinese (1893) figura fra gli autori di riferimento (ma con la Psicologia intuitiva, stampata nel 1892 sempre dai fratelli Drucker). Poiché ci è rimasta l’etichetta, sappiamo che il Manuale di pedagogia fu inizialmente messo a scaffale con la segnatura 22.V.60. Quando, nel 2013, abbiamo tirato fuori da sotto la palestra i resti del fondo storico della Magistrale, non abbiamo fatto caso alle vecchie segnature. È perciò un puro caso che i «vicini di scaffale» dell’Ottocento siano tornati insieme anche nel compactus del Fondo Gianini, ma così è: con la vecchia segnatura 22.V.61 era stato catalogato, nel 1900, il volume di Luigi Credaro La pedagogia di Herbarth (Roma, Dante Alighieri, 1900), un libro che allora ebbe una notevole fortuna. «Quel che loro [ai docenti] manca, può apprendere assai utilmente, ai più di essi, il libro del Credaro, la cui lettura crediamo quindi assai giovevole per le scuole di magistero delle università italiane.» Così leggiamo, a proposito di questo libro, nella Rivista Filosofica (Fasc. II, marzo-aprile 1901). A differenza del Martig, oggi dimenticato (anche se il Dizionario storico svizzero gli riserva comunque una notizia), Luigi Credaro è ricordato ancora oggi per essere stato ministro della Pubblica Istruzione nel Regno d’Italia. Sua è la legge con la quale le scuole elementari in Italia diventano, nel 1911, statali. Credaro è anche ricordato per avere curato il celebre Dizionario illustrato di pedagogia.

Poco noto è, invece, che Luigi Credaro aveva frequenti contatti con la nostra scuola. A più riprese veniva chiamato dal Consiglio di Stato a fungere da esperto negli esami di fine anno nella Scuola normale di fine Ottocento. Nel 1893 fu il Credaro a stendere la relazione, molto lusinghiera, sul vicedirettore della Scuola normale Francesco Gianini, un parere che sta alla base della fama di Gianini come pedagogista. Nello stesso anno Credaro non esita però neanche a mettere nero su bianco pesanti riserve sull’insegnamento nella Scuola normale femminile. Quella relazione ebbe l’effetto di un terremoto e portò alla nomina di una nuova direttrice della Scuola femminile, Martina Martinoni. Di lei scriveremo in un prossimo notiziario.

Oggi i due volumi di Credaro e Martig si trovano nel Fondo Gianini con le segnature EDU47 e EDU 48, di nuovo riuniti e testimoni di un’epoca in cui la Scuola normale di Locarno cercava di tenersi aggiornata su quanto di meglio si pubblicava nella vicina Italia, comprese le traduzioni di autori svizzero-tedeschi o le opere di un professore italiano che cercava di far capire all’Italia il pensiero pedagogico di un filosofo tedesco.

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