L’evoluzione dei nomi della Scuola negli anni

Nei primi 120 anni della storia della scuola la denominazione oscillava tra Scuola Magistrale e Scuola Normale. La seconda delle due ha un suo equivalente in francese: écoles normales si chiamavano, sin da Napoleone, le scuole che formavano gli insegnanti (non necessariamente del solo settore elementare) in Francia e, di riflesso, anche nei Cantoni della Svizzera romanda e altrove (la prestigiosa Scuola Normale Superiore di Pisa risale anch’essa al periodo napoleonico). Il termine si usava anche nell’Impero Austriaco, ma con un significato molto diverso: le Normalschulen erano quelle scuole elementari nelle quali un maestro particolarmente abile accoglieva, per un tirocinio che poteva essere d’osservazione come di pratica attiva, i giovani che intanto frequentavano i corsi di metodica (Methodenschulen). Ambedue, l’école normale e la Normalschule, rinviano però alla stessa cosa: quello che sin dall’ultimo quarto del Settecento si chiamava il metodo normale, cioè l’insegnamento all’intera classe in sostituzione di quello individualizzato (il maestro istruisce un allievo per volta) che sin lì era stato il metodo più diffuso. Formare i docenti al metodo normale e ai relativi strumenti – la lavagna, la scansione del tempo-scuola per ore-lezione, lo svolgimento collettivo anziché individuale degli esercizi ecc. – richiedeva che i docenti in formazione potessero ricevere un’adeguata formazione teorica e pratica. Solo con la riforma scolastica del 1869 l’Austria abbandonò il modello della Methodenschule, e quattro anni dopo lo fece anche il Ticino. Nacquero allora le Scuole di formazione per docenti con annessa scuola applicazione, più tardi chiamata scuola pratica (erede della Normalschule di austriaca memoria) e annesso convitto, che era la vera caratteristica del modello “seminariale”. In Svizzera tedesca – ma anche in molte zone della Germania – quella che in Francia si chiamava école normale si chiamava perciò Pädagogisches Seminar o Lehrerseminar (sul modello dei seminari teologici che formavano, con analogo modello organizzativo, i preti). Ecco perché nel Dizionario storico svizzero nella versione tedesca troviamo un articolo Lehrerseminar, che nella versione francese si intitola école normale e in quella italiana Scuola magistrale. Ufficialmente la Scuola Normale del Canton Ticino cambia denominazione solo nel 1932 per chiamarsi, da quel momento in avanti, Scuola magistrale. Probabilmente il cambiamento terminologico era indotto almeno in parte dal fatto che in Italia il ministro Giovanni Gentile aveva, nel 1923, abolito le Scuole normali (che funzionavano secondo un modello seminariale un po’ come dappertutto in Europa) per far nascere, al loro posto, una scuola chiamata Istituto Magistrale. Secondo Gentile, l’Istituto Magistrale doveva dotare i maestri (e le maestre, per quanto il fascismo puntasse alla ri-mascolinizzazione della professione) soprattutto di una cosa: Cultura. Coerentemente con questa impostazione, Gentile abolì il tirocinio. La Scuola Magistrale del Canton Ticino non ha mai aderito a questa impostazione radicale, ma se guardiamo i programmi emanati con la Riforma del settore medio-superiore del 1942, non possiamo fare a meno di notare che anche la Scuola magistrale ticinese si apriva a contenuti culturali (la filosofia, la storia dell’arte, il latino) certamente non indispensabili per la formazione di un maestro o di una maestra. Quei programmi sono rimasti in vigore fino al 1968 e oltre, sostituiti man mano negli anni ’70 con una riforma frutto (anche) delle rivendicazioni delle studentesse e degli studenti.
Nel 1986 la Scuola magistrale divenne poi da seminariale, com’era stata sin dall’inizio, postliceale. Il cambiamento di nome sembra minimo ma in realtà segno un importante punto di svolta nella formazione dei docenti: si abbandona il modello seminariale per costruire qualcosa di diverso, somigliante a una formazione universitaria. Il trend è nazionale, e così non sorprende che le “nuove” formazioni pedagogiche vengano poi integrato nel paesaggio delle scuole universitarie. Il termine tedesco Hochschule designa scuole del settore terziario che rilasciano un titolo accademico. In Germania esistono da sempre, oltre alle tradizionali Università con le loro classiche facoltà (teologia, filosofia, medicina, diritto), istituti terziari chiamati ad esempio Technische Hochschulen (dove si formano ingegneri) o Fachhochschulen (dove ci si specializza in un Fach, una disciplina specifica), e già nella Repubblica di Weimar erano nate anche le Pädagogische Hochschulen. Alta scuola pedagogica (ASP), il nome che abbiamo portato dal 2003 al 2009, altro non è che un calco su questa denominazione tedesca. D’altra parte, in lingua tedesca il paesaggio universitario svizzero è oggi suddiviso in tre diversi tipi di università: Universitäre Hochschulen (UH), Fachhochschulen (FH) e Pädagogische Hochschulen (FH). La SUPSI è una FH, noi siamo una dunque PH integrata in una FH. Volendo giocare con le parole che abbiamo utilizzato sin qui, potremmo dire che oggi siamo una scuola universitaria magistrale, o una scuola magistrale universitaria, priva di scuola pratica (che invece c’era nella Scuola magistrale fino al 2002) ma sicuramente molto legata alla scuola reale.

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