L’ultima direttrice della Scuola normale femminile
Non abbiamo molte informazioni sulla maestra Martina Martinoni. Lei è una di quelle figure un po’ dimenticate della nostra storia, nonostante i grandi meriti che ha avuto e una certa fama che deve avere avuto all’epoca.
Nata nel 1856 a Minusio, aveva un fratello Mauro e una sorella Maria, e poco altro sappiamo della sua gioventù e dei suoi primi studi. Una vita difficile fin da piccola aveva plasmato, se vogliamo credere alle testimonianze pervenute, una persona austera ma anche sorridente, umile e sensibile.
La sua carriera era iniziata fuori dal Ticino, a Roveredo GR, per proseguire nelle scuole elementari maschili di Locarno e successivamente nelle scuole maggiori femminili (in quelle maschili si preferiva far insegnare docenti di sesso maschile, anche perché l’insegnamento nella scuola maschile valeva uno stipendio più alto). Nel 1893 venne nominata Direttrice della Scuola Normale femminile, posizione che avrebbe occupato fino al 1912. La Martinoni sostituì Suor Agata Bürgi dell’ordine della Santa Croce di Menzingen, che per ben 15 anni aveva diretto l’istituto dandogli un’impronta molto forte. Per la nuova direttrice laica non deve essere stato facile modificare la cultura pedagogica e il clima culturale nella scuola, ma il Rendiconto del Consiglio di Stato (anno 1894) le attesta di essere riuscita molto bene nell’intento:
Vogliamo invece rilevare come l’opera di coloro alle quali è affidata questa Scuola di maestre corrisponda altamente al fine che la Scuola stessa si propone di conseguire. L’egregia Signora che la dirige, con amore, a niun’altra seconda, con forze intellettuali e morali, pari all’arduo compito assuntosi, aveva già dato di sé ottima prova, nella Scuola maggiore femminile di Locarno, in altre del Cantone e fuori; quindi nessun dubbio, dovesse mantenere nel suo ufficio, la fama acquistatasi. (Rendiconto del Consiglio di Stato, Dipartimento di Pubblica educazione, anno 1894.)
Stando a quanto ce ne riferiscono le fonti, la Martinoni aveva un marcato senso del dovere ed era profondamente religiosa, un po’ militaresca nei modi ma decisamente preparata. Oltre alla scuola gestiva il convitto, inserendo nella vita quotidiana delle allieve anche corsi pratici di economia domestica e di cucina. (Allora si pensava che le insegnanti dovessero saper gestire non solo una scuola, ma anche una casa.) Ida Salzi, che le è succeduta nella direzione del convitto, ha così rievocato la gestione della Martinoni:
Volle perciò che la vita del collegio fosse organizzata su basi di semplicità, di austerità: combattè la mollezza, la pigrizia, la vanità supponente, la sfacciataggine, con l’ingenuo timore che le vallerane, alle quali andavano le sue simpatie perché in esse vedeva le migliori reclute per la milizia della scuola, potessero perdere le loro qualità native in un ambiente che non fosse in qualche modo lo specchio dell’ambiente in cui erano vissute fin allora. Ma quell’educatrice che pochi svaghi concedeva e che delle materie d’insegnamento magnificava quelle che permettono scarsi voli alla fantasia, quell’educatrice aveva una fiducia illimitata nella potenza del canto e della musica e la passione pel canto cercò di trasfondere nelle allieve e volle che il canto fosse, per le convittrici, il maggior svago, volle che fosse il più dolce sollievo. (pp. 39-40).
Quando Martina Martinoni lasciò, nel 1912, la direzione della Scuola normale femminile, al suo posto non venne nominata una nuova direttrice, ma la direzione fu semplicemente affidata al direttore della Scuola maschile, affiancato da una maestra direttrice del convitto, Ida Salzi, che poi sarebbe diventata vicedirettrice.
Nel suo insegnamento, Martina Martinoni faceva riferimento a un metodo derivato dalle dottrine di Herbart, che attraverso l’impianto della Stufenpädagogik (pedagogia per gradi) di Tuiskon Ziller era allora molto in voga nelle scuole grigionesi dove sin dal 1880 il direttore della Scuola Magistrale di Coira, Theodor Wiget, aveva imposto tale metodo a tutto il Cantone, nel Grigioni italiano per tramite dell’ispettore scolastico Silvio Maurizio. Le fonti disponibili ci parlano di un’adesione incondizionata e convinta della Martinoni a questo modello pedagogico, probabilmente nata all’inizio della sua carriera magistrale in Mesolcina.
Non senza una certa reticenza questa dimensione viene ricordato anche nel necrologio apparso sull’Educatore della Svizzera italiana, per altri versi pieno di elogio per la sua dedizione e il suo spirito di sacrificio e non senza accennare al fatto che la direttrice Martinoni doveva essere nota negli ambienti pedagogici ben al di là dei confini del Canton Ticino:
Così educò Martina Martinoni: nell’umiltà, nel silenzio, anche quando, alla Normale, convenivano pedagogisti della Svizzera e dell’Italia a seguir con vivo interesse l’applicazione di quei principii che nel continuo divenire delle cose si mutano e trasformano, ma che valsero a temprar degli educatori.
Martina Martinoni si spense il 24 giugno 1922 a Minusio.
P.S. Per una volta mi sembra importante segnalare le poche fonti che mi hanno permesso di reperire le informazioni per questa nota biografica:
Ida Salzi, Martina Martinoni, in Donne ticinesi: rievocazioni, Edizione della Rivista “La Scuola”, Bellinzona, Leins & Vescovi, 1928, pp. 35-41.
Necrologio su “L’educatore della Svizzera italiana”, a. 64, n. 13-14, 15-31 luglio 1922, p. 165.
Rendiconto del Consiglio di Stato, Dipartimento della Pubblica educazione, anni 1893-1912.
Wolfgang Sahlfeld, Metodica austriaca e pedagogia herbartiana nei Cantoni del Ticino e dei GrigioniDue storie di transfert pedagogico-culturali, in «Annali di storia dell’educazione», 2016, 23, pp. 38-58.

