Tracce di storia della nostra scuola
In una news precedente vi abbiamo raccontato dei 35 quaderni che Paolo Lepori (1900-1965) scrisse da studente della Magistrale e da giovanissimo insegnante negli anni 1916-1921. Ora entreremo nel merito dei contenuti di alcuni di questi quaderni. Come già visto, dalla lettura emergono tracce di un insegnamento abbastanza frontale e nozionistico.
Basti vedere nel quaderno di storia della scuola l’inizio del capitolo su L’umanesimo e la scuola (immagine 1).
Notiamo che lo studente ha preso diligentemente nota delle date di fondazione delle università di Pavia e Torino (forse perché il docente le aveva scritte alla lavagna), mentre altre parti del testo sembrano piuttosto dei buoni appunti riassuntivi: ad esempio l’inciso tra parentesi (senza virgola forse a causa della fretta nella presa d’appunti) sul fatto che “si fondano collegi ed accademie si creano biblioteche”. Come già visto, è difficile dire in quali lezioni esattamente sia stato prodotto questo quaderno: l’unica indicazione certa è che è stato scritto durante il terzo anno. Inoltre vediamo che gli appunti sono presi a volte a penna, a volte a matita (come nell’esempio qui riprodotto): evidentemente si tratta di appunti presi per finalità di studio/ripasso personale e non per un’eventuale valutazione del quaderno da parte del docente. La struttura dei vari capitoli (L’umanesimo e la scuola, la Riforma religiosa e la scuola, la Controriforma cattolica, Precursori della moderna pedagogia, L’inizio della pedagogia moderna ecc.) farebbe pensare a un corso di storia della pedagogia, che però nei programmi della Scuola normale non era previsto. Il programma prevedeva alla voce Didattica e tirocinio una “Rassegna breve e sintetica della Storia delle Istituzioni scolastiche, con speciale riguardo alla scuola ticinese.” A leggere il quaderno, si direbbe che il professore di didattica abbia dato un’interpretazione abbastanza generosa di queste indicazioni.
Il quaderno di Pedagogia, prodotto durante il quarto anno, riproduce invece più fedelmente la struttura del corso in questa materia come la troviamo nel Programma del 1919. Dopo un Capitolo 1 nel quale, stando agli appunti di Paolo Lepori, il professor Carlo Sganzini ha discusso essenzialmente quello che oggi chiamiamo il principio di educabilità, la scansione dei vari capitoli del quaderno corrisponde grosso modo a voci che ritroviamo anche nel Programma. Ecco che cosa si è appuntato il nostro studente come definizione dell’educazione:
In conclusione, se ci si vuol rendere esatto conto della natura vera e della finalità dell’educazione dobbiamo tener presente 2 cose: 1° che l’educazione deve sviluppare tutte le facoltà dell’uomo e in maniera…, cioè il perfezionamento; 2° che codesto sviluppo deve servire alla formazione del carattere sociale che consta di tre elementi: il I° intellettuale, il 2° sentimentale; 3° volontario. Nei possiamo quindi definire l’educazione il complesso d’azioni mediante le quali gli adulti in quanto personalità etiche promuovono direttamente o indirettamente, lo sviluppo e il perfezionamento di un individuo umano, avendo mira, come scopo ultimo, la formazione in lui del carattere morale.
Volutamente sono state mantenute, nella trascrizione, le imperfezioni di una scrittura d’appunti realizzata in fretta durante la lezione, come vediamo da certi errori di punteggiatura o dall’alternanza di cifre romane con cifre arabe: eppure non si può non notare una notevole capacità dello studente nella presa d’appunti, evidentemente allenata attraverso un insegnamento spesso frontale e teorico.
Per concludere, guardiamo un documento che proviene da quella che oggi chiamiamo la pratica professionale. Un quaderno intitolato Programmazioni settimanali, realizzato durante il quarto anno.
Il programma della Scuola normale richiedeva difatti “interpretazione e svolgimento analitico del programma dei primi tre anni”. È vero che a questa si affiancava l’assistenza “a lezioni regolari, date dal maestro, nella scuola pratica di grado inferiore”, ma il grosso della formazione didattica consisteva in questa sorta di corso di nuoto fuori dalla piscina. Il quaderno è dunque una fonte importante per capire alcuni principi della didattica del periodo. Se si prende, un mo’ di esempio, la programmazione ideata da Paolo Lepori per il periodo dal 22 al 27 novembre. Egli si immagina di iniziare la settimana, con gli allievi di prima e seconda elementare, in questo modo:
Insegnamento oggettivo: gli oggetti della scuola e dello scolaro (esercizio linguistico). Modo di tenerli ordine, economia e pulizia per il materiale (educ. morale).
Lavoro manuale e disegno: da finire gli oggetti della cucina e della cantina. Ritagliare e incollare qualche oggetto dello scolaro (lavagnetta, spugna ecc.).
Lingua: Classe I – Insegnamento della lettera d. Esercizi orali con tutte le lettere note. (…)
Una programmazione che non molto dissimile da quella della fine dell’Ottocento. Da notare, per il lettore di oggi, che anche allora si facevano a volte collegamenti un po’ artificiosi, come quando la lezione su come tenere in ordine il materiale viene dichiarata parte dell’educazione morale (un po’ come oggi quando tutto diventa competenza trasversale o formazione generale).
In contemporanea, il nostro giovane allievo-maestro (che si prepara a insegnare in una scuola in cui potrebbe avere anche tutti gli allievi in una pluriclasse) doveva pensare a tenere occupati anche gli allievi di terza e quarta elementare: non sorprende troppo egli prevedesse per loro, con una sana dose di realismo e “per mancanza di tempo”, il ripasso di cose già studiate (immagine 2).
Questi appunti dello studente-maestro sono, come speriamo d’avere dimostrato, una buona fonte per studiare le pratiche della formazione di docenti di ieri.

